Login
Password

Password dimenticata? Nuovo cliente?
Collaboration
Eldorado Jewels
NaturalBioCard
NaturalSal
BeeTuned
Oasi Leonardo
Uomo
Gioielli e Orologi
Scarpe
Accessori
Abbigliamento
Beauty
Donna
Makeup & Beauty
Gioielli e Orologi
Scarpe
Accessori
Abbigliamento
Bambini
Giocattoli
Abbigliamento
Scarpe
Accessori
Casa
Tessile
Tavola e Cucina
Homework
Mobili
Complementi
Outdoor
Ufficio / Scuola
Tempo libero
Libri
Valigeria e Viaggio
Sport
Adidas
Avengers
Beetuned
Bershka
Bestway
Bialetti
Bikkembergs
Calvin Klein
Calzedonia
CatherineP
Chanel
Chicco
Chronostar
Clp
Cluse
Collistar
Compressport
Covim
Cressi
Daniel Wellington
Daunex
Diadora
Disney
e-Shop
Even&Odd
Excelsa
Ferrari
Fisher Price
Foppapedretti
Furla
Gap
Giochi Preziosi
Guam
Guess
Handpresso
Havaianas
InLegnoWoodDesign
Intex
Kartell
L'Erbolario
Lagostina
Lampe Berger
Lego
Love Moschino
Lucien Rochat
Mango
Maserati
Mattel
Michael Kors
Mondadori
morellato
NaturalSal
Nike
Oasi Leonardo
Outsunny
Pandora
Papertrophy
Pier One
Pollini
Ray-Ban
Samsonite
Sansone
Saucony
Songmics
The North Face
Trollbeads
Up on
Vallardi
Vans
Vidaxl
Uso dei cookie
I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.
Ulteriori informazioni sui cookie
Come eliminare i cookie



   La notizia   




Perché il costume a due pezzi si chiama anche bikini?


 Il termine si rifà all’atollo Bikini, piccolissimo isolotto che fa parte delle isole Marshall e che all’epoca fu sede di esperimenti atomici. La scelta di questo nome non fu affatto casuale: secondo Louis Réard, il sarto che lo inventò, l’introduzione del due pezzi avrebbe avuto effetti esplosivi sulla società. In parte ebbe ragione. Anche se il modello aveva già fatto una timida comparsa nelle epoche precedenti, la sua portata rivoluzionaria negli anni ’40 fu data soprattutto dalla sensualità che suggeriva. Non a caso il motto con cui venne presentato il costume recitava “Le bikini, la première bombe anatomique”, (Bikini, la prima bomba anatomica).
                                                                 
La data ufficiale di nascita del bikini è il 5 luglio 1946, ma nizialmente nessuna donna ebbe intenzione di pubblicizzare il costume realizzato da Réard, perciò lo stilista dovette ingaggiare come modella la spogliarellista del Casino de Paris, Micheline Bernardini che lo indossò per una sfilata a bordo piscina presso il Piscine Molitor a Parigi. Per dieci anni il bikini non venne accettato perché considerato troppo scandaloso. Le cose cominciarono a cambiare quando, nel 1956, Brigitte Bardot ne indossò uno nel film provocatorio E Dio creò la Donna; quattro anni più tardi, il cantautore Brian Hyland inventò la fortunata hit Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini: da quel momento il due pezzi divenne storia, simbolo di libertà femminile e must di ogni estate al mare.
Per dieci anni il bikini non venne accettato perché considerato troppo scandaloso. Le cose cominciarono a cambiare quando, nel 1956, Brigitte Bardot ne indossò uno nel film provocatorio E Dio creò la Donna; quattro anni più tardi, il cantautore Brian Hyland inventò la fortunata hit Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini: da quel momento il due pezzi divenne storia, simbolo di libertà femminile e must di ogni estate al mare.
Nel 1950 il nuovo costume fu criticato da Fred Cole, noto produttore statunitense di costumi da bagno. Nel 1951 i bikini furono proibiti al concorso per Miss Mondo. Negli anni cinquanta il bikini in spiaggia fu vietato in Italia, Spagna, Portogallo ed anche nella costa atlantica della Francia e in diversi stati degli USA, ma le foto di Brigitte Bardot in bikini riprese nel 1953 su una spiaggia di Cannes resero popolare il costume in Costa Azzurra. Nel 1958, il bikini di Brigitte Bardot nel film Piace a troppi cominciò a creare un mercato per il costume negli USA, e nel 1960 la canzone di Brian Hyland "Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini" diede l'avvio a una corsa all'acquisto del bikini. Nel 1963 il film Beach Party, con Annette Funicello (enfaticamente in costume due pezzi non bikini, dietro espressa richiesta di Walt Disney) e Frankie Avalon fu il primo di una serie di film che resero il costume un'icona della cultura pop. Nel 1964 la rivista Sports Illustrated pubblicò in copertina la foto di una modella in bikini, legittimando il costume presso il grande pubblico statunitense.  Dalla metà degli anni sessanta, grazie al cinema e alle riviste che cominciarono a pubblicare foto di famose attrici in bikini, il costume divenne popolare e cominciò a diffondersi in tutti i paesi occidentali. 
 

Vai al sito:

goo.gl/gBdrCs



Nidalina consiglia


Piumino St Moritz siberiano light
404.00 €


Borsa per notebook fino a 15.6
29.00 €
Bavaglino smoking
22.00 €


Tapis roulant magnetico
252.00 €
Piastra da cucina di Sale Rosa dell'Himalaya, rett
27.90 €


Borsa a tracolla
281.00 €
Le volume de chanel 10 noir
33.00 €


Set tavolo e sedie ferro/mosaico in ceramica elba
237.00 €
Notizie
Tutte le notizie
Perché il costume a due pezzi si chiama
Il termine si rifà all’atollo Bikini...
C'erano una volta cento ragazze che hann
Storie della buonanotte per bambine ribe...
Marie Kondo e il magico potere del riord
Per chi ancora non la conoscesse, Marie ...
Storia della bicicletta: era il 26 giugn
Nel corso della storia, numerosi furono ...
Birkin batte Birkin, la borsa iconica di
La borsa più costosa del mondo è stata...
Il “fidget spinner”, la trottola ant
I fidget spinner, quella specie di trott...
Si declina ogni responsabilità per eventuali problemi che possano scaturire da informazioni non corrette o obsolete riportate sulle pagine del sito www.nidalinastore.com e non intende violare alcuna legge sui copyright. Se, involontariamente, è stato pubblicato materiale soggetto a copyright o in violazione della legge, si prega di comunicarcelo e previa verifica, provvederemo alla sua rimozione.

Copyright © 2018 COMELET SRL | Via Europa, 4 Vedano al Lambro (MB) | P.IVA 03233470966